Formidabile innovatore della pittura di paesaggio dell’Ottocento, Guglielmo Ciardi (1842-1917) è riuscito nell’impresa difficile e delicatissima di coniugare la luce e l’atmosfera veneta, nata soprattutto attraverso l’esperienza di Giorgione, con la scansione spaziale dei Vedutisti, immergendo il paesaggio in un’aura senza tempo, senza però abbandonare mai i riferimenti naturalisti. Una fedeltà al vero sempre presente nei paesaggi di montagna, come in Verso sera a Sappada, dove il paesaggio assume una fortissima, pregnante atmosfericità, con rimandi quasi umanistici e spirituali. Anche se l’ineguagliabile originalità di Guglielmo Ciardi resta legata a quella quindicina d’anni, dai Canali della Giudecca del 1867 in poi, quando i suoi orizzonti lagunari diventano l’icona non solo dell’incontro fra cielo e mare, ma anche dell’assoluto in natura: se con Calma del 1869 siamo nel bel mezzo della rivoluzione spaziale e luministica del paesaggio, nel Canal Grande, Venezia Ciardi sembra ricordarsi di Francesco Guardi, mescolando l’assoluto e l’infinito degli orizzonti acquorei con le vibrazioni e i barbagli della luce.
Biografia
Ciardi, Guglielmo ( 1842-1917)
Dopo gli studi classici decide di entrare all’Accademia di Belle Arti di Venezia; dal 1864 frequenta la Scuola di Paesaggio di Domenico Bresolin e nel 1867, grazie ad un finanziamento speciale richiesto dal maestro per gli studenti del suo corso, si reca nell’entroterra veneto per dipingere dal vero. Lo studio diretto della natura e l’immersione totale nella realtà percepita diverranno i motivi dell’intera pittura di Ciardi. Dal 1868 inizia a spostarsi sul territorio nazionale per confrontare i propri studi con quelli dei colleghi attivi aFirenze, Roma, Napoli e nel capoluogo toscano frequenta i Macchiaioli. Al suo ritorno in Veneto stabilisce lo studio-domicilio sia a Venezia, in Campo San Barnaba, sia in terraferma, a Quinto di Treviso, luoghi che gli consentono di dedicarsi ai soggetti che caratterizzeranno la sua successiva produzione pittorica: paesaggi e marine. Fra i suoi capolavori giovanili è bene ricordare le opere de-gli anni Settanta dedicate alle basse maree come Torcello e Idillio-Laguna di Venezia; con i quali partecipa all’Esposizione Universale di Parigi del 1878, occasione che lo mette a diretto contatto con la pittura francese e lo induce a scegliere un cromatismo attento ai giochi di luce, ai soggetti in movimento e alla stesura frammentata del colore. Camillo Boito e Pompeo Gherardo Molmenti riconoscono in Gugliemo Ciardi, Luigi Nono e Giacomo Favretto i fondatori della nuova scuola veneziana, anche se questa non ha univocità d’intenti ma affinità fra i percorsi dei diversi artisti. Dal 1885 iniziano i soggiorni nella valle agordina in provincia di Belluno, a Fiera di Primiero, San Martino di Castrozza, Carnia e Asiago in cui ritrae il paesaggio di montagna. Nel 1894 diviene docente dell’Accademia di Belle Arti di Venezia, sostituendo Domenico Bresolin nell’insegnamento di Scuola di vedute e di paese e di mare. Dal 1895 partecipa alle esposizioni della Biennale e nel 1908 è a Ca’ Pesaro assieme ai giovani artisti della Fondazione Bevilacqua; è possibile riconoscere la vicinanza alle nuove generazioni nella solidarietà che esprime anche verso i suoi figli Beppe ed Emma. Innumerevoli saranno le esposizioni in vita. Le opere di Gugliemo Ciardi sono conservate nei principali musei italiani e stranieri (Glasgow, Berlino, Monaco, Parigi).
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14.30-18.30
Sabato, Domenica
9.00-12.00
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